MA L’AMORE NO
Domenica 22 marzo 2026, ore 18:00
Uno spettacolo intenso e visionario che mette in scena un dialogo impossibile tra la follia del passato e la libertà contemporanea.
Con: Alla Munchenbach
Drammaturgia: Ilaria Mavilla
Regia: Mirko Angelo Castaldo
Impressioni sonore: Paolo Rossetti Murittu
Lo spettacolo
“Ma l’amore no” è un viaggio nelle prigioni invisibili di ieri e di oggi, un’indagine profonda sulle forme di condizionamento mentale femminile che attraversano il tempo.
Al centro della scena, un potente duello allo specchio: un’unica attrice, Alla Munchenbach, interpreta due donne appartenenti a epoche diverse, fondendo le loro esistenze in un unico flusso narrativo.
Non esiste una separazione netta tra passato e presente:
la vittima del manicomio fascista e la donna contemporanea convivono nello stesso istante, dando vita a un corto circuito emotivo e interpretativo che rende visibile quanto certe dinamiche siano ancora attuali.
Due vite, un solo corpo
La protagonista si sdoppia tra:
- Alida, giovane donna degli anni ’40, ingenua e fragile, rinchiusa in manicomio e convinta di essere l’amante di Benito Mussolini
- Ellen, donna contemporanea, consapevole e progressista, che tenta di risvegliare in Alida il desiderio di libertà
Il loro incontro impossibile diventa il cuore dello spettacolo: uno scontro tra illusione e consapevolezza, tra oppressione storica e nuove forme di dipendenza.
Il suono come spazio mentale
Le impressioni sonore di Paolo Rossetti Murittu non accompagnano semplicemente la scena, ma ne costituiscono l’ossatura psicologica.
- Sottolineatura psicologica: suoni, percussioni e vibrazioni danno voce ai pensieri inespressi, rendendo percepibile il confine tra lucidità e delirio
- Percorsi emotivi: la musica guida lo spettatore fuori dalla narrazione tradizionale, esplorando territori interiori profondi
- Scenografia sonora: il suono costruisce le “pareti” delle prigioni mentali, trasformandosi da eco manicomiale a ritmo ossessivo della contemporaneità
Tra storia e immaginazione
La drammaturgia di Ilaria Mavilla, in dialogo con la regia di Mirko Angelo Castaldo, prende spunto dalla condizione femminile nei manicomi durante il fascismo e da luoghi reali come l’ex manicomio di Volterra.
Tuttavia, lo spettacolo si allontana da una ricostruzione storica per dare vita a una dimensione sospesa, dove realtà e immaginazione si intrecciano.
La figura del musicista diventa un interlocutore invisibile, che accompagna e spinge la protagonista nel cuore del conflitto interiore.
La regia
La regia di Mirko Angelo Castaldo costruisce un impianto scenico rigoroso e simbolico, fondato sulla tensione più che sul dialogo.
- Sdoppiamento simultaneo: l’attrice è sola in scena, ma abitata da due presenze
- Precisione dei movimenti: ogni gesto è parte di una struttura coreografica che scandisce il conflitto
- Spazio psicologico: l’assenza scenica diventa elemento espressivo, riempito da suono, corpo e silenzio
Il risultato è un’atmosfera sospesa e quasi onirica, dove il corpo dell’attrice si trasforma in un campo di battaglia tra epoche, identità e visioni del mondo.
Il progetto
Il lavoro nasce dal desiderio di indagare le molteplici forme di prigionia mentale femminile.
Attraverso suggestioni storiche e contemporanee, lo spettacolo costruisce una riflessione potente e attuale, capace di mettere in discussione i confini tra libertà e condizionamento.
Info: 370 309 2227 Marco / 3384537541 Barbara / 3386868025 Valentina / brizzo.lart@gmail.com




















