Nelle relazioni internazionali assistiamo sempre più ad una inaccettabile affermazione del primato della forza e della violenza e alla delegittimazione del diritto internazionale, della diplomazia e degli organismi sovranazionali. Con questa deriva si intreccia un inquinamento culturale e morale che altera l’interiorità degli individui e le relazioni interpersonali. Il vuoto interiore, la mancanza di certezze, la paura dominante, la ricerca assurda di una sicurezza individuale sono tratti della cultura “occidentale”, i presupposti su cui si reggono violenza diffusa e cultura della guerra.
I risultati sono evidenti: disastri umanitari, corsa al riarmo, militarizzazione delle menti. La scuola italiana vive enormi difficoltà nell’adempiere al compito di formare coscienze critiche, cioè cittadini che esercitano il ruolo di sovrani loro assegnato dalla Costituzione: la responsabilità costituzionale degli insegnanti e l’autonomia didattica delle scuole sono fortemente messe in discussione e l’opera di tanti coraggiosi insegnanti che continuano, giorno dopo giorno, ad educare ai valori costituzionali rimane isolata.
La voce di don Lorenzo Milani è oggi un monito ancora più forte col suo messaggio chiaro e potente. Occorre una reazione responsabile da parte di chi crede nella non violenza e fa dell’educazione alla pace l’essenza stessa della pratica pedagogica. Questo è lo spirito di don Milani: la fede nell’uomo possibile, non così com’è ma come può essere. Il primato della coscienza della Lettera ai giudici impone un’opzione per la pace non generica ma netta nell’adozione dei metodi della non violenza, nell’operare attivamente per la risoluzione pacifica dei conflitti, nell’abbandono della falsa deterrenza degli armamenti e rilanciare, dando loro più poteri, gli organismi sovranazionali.
La scelta dei poveri, della scuola per gli ultimi, è in don Milani la consapevolezza che i poveri sono i veri depositari della speranza umana nel futuro. L’attuale mortificante impotenza della cultura “occidentale” e della cultura politica in particolare, a progettare il futuro trova l’antidoto nello sguardo dei ‘nuovi ultimi’ e di coloro che riescono a convertirsi alla loro lezione. Alla scuola s’impone di ritrovare la sua dignità esercitando un ruolo decisivo nell’elaborare una cultura della pace in alternativa ad un sapere inadeguato ai fini che la coscienza si trova davanti.
La “cultura della pace” comporta lo svelamento delle menzogne, quali l’ineluttabilità della guerra, e l’individuazione del quoziente di violenza che ci circonda a cominciare dalle categorie amico/nemico e patrioti/stranieri. Implica la formazione di cittadini che accettano le leggi ma sono pronti a disobbedirvi pagando di persona, per migliorarle, per cambiarle, che ampliano lo sguardo alle altre culture e ai problemi che affliggono gli altri popoli. L’educazione alla pace è principio di responsabilità ineludibile che ogni uomo ha verso il prossimo e verso ogni altro essere umano, soprattutto nei confronti dei più bisognosi ed emarginati nella scuola e nei luoghi istituzionali e non istituzionali dell’aggregazione umana.
Questa nostra dichiarazione di pace si fa appello rivolto agli educatori e a tutti perché nessuno si rassegni alla guerra comunque denominata (giusta, inevitabile, democratica, chirurgica) e nessuno si dimetta dalla propria responsabilità umana e civile.
Non c’è altra speranza per l’umanità che farlo tutti insieme!
Con questo carico di impegno sabato 23 maggio 2026, vi chiediamo di partecipare alla Marcia di Barbiana, con partenza alle ore 10:00 dal Lago Viola (Vicchio), dove da 25 anni come sorelle e fratelli si ritrovano oloro che credono che la pace venga prima di tutto.
Info: 0558439269 / www.istituzionedonmilani.org




















