Nei boschi di MoschetaIl Patrimonio Agricolo Forestale della Regione Toscana si estende su una superficie complessiva di oltre 110.000 ettari e costituisce quasi il 20% di tutte le foreste “demaniali” italiane.
Molte di queste foreste hanno spesso una storia antica, basti pensare alle comunità monastiche di Vallombrosa, Camaldoli, La Verna e Moscheta nel Mugello, dove la vita spirituale si intersecava con la gestione del territorio. Elemento comune di queste foreste è la gestione legata al governo mediceo prima e a quello granducale poi; in particolare il rapporto con quest’ultimo fu piuttosto controverso in quanto da un lato veniva attuato un notevole sfruttamento per l’approvvigionamento dei forni da ferro e dall’altra si procedeva con iniziative tese a conservare e migliorare il patrimonio boschivo.
Tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 nella zona detta l’Alpe di Grezzano il medico svizzero Edmondo Dapples avviò un grandioso programma di rimboschimento e bonifica. Nel 1930 si scrive che Dapples aveva già messo a dimora 1.600.000 piantine.
La Regione ha affidato l’amministrazione di questo Patrimonio agli Enti locali territoriali: alle Unioni Montane e, laddove non siano costituite, ai Comuni.
Nel Mugello l'Unione Montana gestisce 4 complessi forestali: il Giogo-Casaglia, la Calvana, Alto Senio, Alpe 1.
Il Giogo-Casaglia, collocato a cavallo dell’Appennino tosco-romagnolo, è il complesso più consistente e importante: occupa infatti più di 6.000 ettari nei comuni di Palazzuolo sul Senio, Borgo San Lorenzo, Firenzuola, Marradi, Scarperia e San Piero.
Dal 2016 la Regione Toscana, con atto dirigenziale, ha trasformato il patrimonio in Oasi di Protezione, valorizzandone le risorse forestali e faunistiche e includendo anche territori privati all'interno della stessa.
La flora
Tra le specie vegetali predominano in alto i boschi di faggio quasi sempre in purezza, nella parte più bassa sono invece presenti le querce, i castagneti da frutto, il salice, il ciliegio selvatico, l’acero montano, il sorbo dell’uccellatore.
Il pino nero, l'abete bianco, l'abete rosso, la douglasia invece presentano una diffusione sporadica, dovuta soprattutto ad interventi di imboschimenti artificiali . La superficie rimanente è occupata invece colture agrarie e prati pascoli. Tra le piante arbustive si possono riconoscere, ad esempio, il biancospino, il corniolo, il ginepro, la ginestra dei carbonai, il lampone, la rosa canina, il sambuco.
Numerosissime sono le piante erbacee presenti nell’ambiente: l’anemone bianca, il ranuncolo favagello, il ciclamino primaverile, il giglio martagone, l’elleboro, diverse specie di orchidee (pan di cuculo, giglio sambucino, manina rosea, macchiata, maggiore), il nido d’uccello, il timo serpillo e molti altri.
La fauna
Il patrimonio faunistico del complesso, grazie alle norme di salvaguardia previste per le aree demaniali, è particolarmente ricco sia in termini quantitativi che qualitativi.
Tra gli uccelli si possono distinguere: il picchio verde, il picchio rosso maggiore, la tordela, la cesena, il tordo sassello, il bottaccio, il merlo, il santipalo, il pettirosso, la capinera, la sterpazzola, il luì piccolo, la taccola, la cornacchia, la ghiandaia, la gazza, il fringuello, la peppola, il frosone, il verdone, lostrillozzo. Mentre nidificano in estate il rigogolo e il Colombaccio, mentre in autunno è facile incontrare la beccaccia.
Presenti anche i rapaci sia diurni come la poiana, l'aquila reale e il gheppio, che notturni come il gufo comune,l'allocco, l’assiolo e la civetta.
I caratteri fisici
Dal Passo del Giogo (882 m) alla Colla di Casaglia (913 m) il profilo dello spartiacque appenninico è piuttosto irregolare, con bruschi salti di quota; diviene invece uniforme all’estremità orientale, lungo la Giogana (1011 m).
Le quote più alte vengono raggiunte nella parte più a nord del complesso dal Monte Carzolano con i suoi 1187 m e dal Monte La Faggeta con 1144 m.





















