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chiesa san godenzo

L'Abbazia Benedettina di San Gaudenzio
Il cuore del paese è costituito dalla sua splendida Abbazia dedicata a San Gaudenzio e costruita nel 1028 per volere del vescovo di Fiesole, Jacopo il Bavaro. Nel 1070 il vescovo Trasmondo, promotore di nuovi lavori di abbellimento, consacrò la nuova chiesa e l’affidò ai Benedettini. L’8 giugno del 1302 nell’Abbazia si tenne un convegno rimasto celebre e ricordato anche nelle Storie della letteratura italiana: il convegno degli esuli fiorentini Ghibellini e dei Guelfi Bianchi, tra i quali spiccava il nome di Dante Alighieri. L’obiettivo era quello di riuscire a trovare un accordo con gli Ubaldini per poter rientrare a Firenze, in quel tempo dominata dai Guelfi Neri. Le deliberazioni non ebbero successo: di lì a poco seguì un aspro scontro tra Bianchi e Neri, la sconfitta dei primi mentre maturò la decisione di Dante di staccarsi dai compagni fiorentini (compagnia malvagia e scempia) e di far parte per se stesso (come ricorda il poeta della Commedia). Negli anni seguenti la presenza benedettina si assottigliò e l’Abbazia subì un lento declino. Nel 1482 venne inglobata dalla SS. Annunziata di Firenze e si formò una comunità religiosa di Serviti a capo della quale stava un priore. I Serviti rimasero a San Godenzo fino al 1808 quando l’ordine venne soppresso dai francesi. Oggi la chiesa, dopo aver riottenuto nel 1922 il titolo di Abbazia, si trova sotto il vescovato fiesolano.
L’Abbazia rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura romanica in Toscana. All’esterno si presenta con una limpida facciata in pietra preceduta da uno scalone. L’interno è vasto e solenne: a tre navate con pilastri quadrangolari e un presbiterio sopraelevato, a tre absidi. Nel corso della sua storia secolare l’Abbazia ha visto molte modifiche e restauri che ne hanno cambiato l’aspetto ma che hanno lasciato intatta l’atmosfera di antica sacralità e di limpidezza geometrica in cui gli artisti e i religiosi del passato hanno visto uno “scalino” per poter far arrivare la mente umana fino a Dio. Un primo importante restauro venne cominciato nel 1907: il lavoro riguardò sia la facciata che l’interno e riportò l’Abbazia allo splendore. Un ulteriore restauro vi fu nel 1947, dopo la seconda guerra mondiale che distrusse tutto San Godenzo lasciando in piedi solo l’Abbazia, anche se molto danneggiata. Pochi anni fa, nel 1998, con l’ultimo restauro si è provveduto al consolidamento statico delle strutture portanti, al rifacimento totale del tetto con recupero delle sette capriate lignee, a un recupero dei muri e dell’abside. Oltre che a una nuova illuminazione che mette meglio in evidenza le caratteristiche dell’Abbazia.
Molte e preziose sono anche le opere conservate in questa chiesa. Innanzitutto la scultura lignea di San Sebastiano di Baccio da Montelupo, restaurata e tornata nell’Abbazia nel 1989, dopo nove anni di lontananza. Poi un polittico di Bernardo Daddi del 1333 che ripropone la consueta impostazione di molti altri polittici: la Madonna al centro con il Figlio in braccio che le accarezza il mento; ai lati San Benedetto, San Giovanni Battista, San Niccolò e San Giovanni Evangelista. Il polittico giunse a San Godenzo nel 1922 e nel 2002, dopo il restauro per conto della Sovrintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, ha riacquistato la sua originale bellezza. Tra i dipinti presenti ricordiamo una Vergine annunziata della scuola di Andrea del Sarto (secolo XVI), una Madonna con Bambino e Santi di anonimo (secolo XVI), un S. Antonio Abate e un S. Francesco che riceve le stimmate di ignoti (secolo XVI) e un S. Luigi sempre di anonimo (secolo XVI). Di notevole interesse anche il pulpito del secolo XV. Nel Novecento l’Abbazia è stata arricchita di molte opere: il grande mosaico dantesco nella calotta dell’abside, l’organo a canne, il fonte battesimale, il campanile. L’Abbazia, nel suo recente rinnovamento, non ha affatto mutato la sua struttura e si presenta ancora, proprio come nel 1302, nella veste di una perla architettonica incastonata nel verde paesaggio di San Godenzo. L'abbazia è aperta e visitabile tutti i giorni

Pieve di San Babila a San Bavello
La Chiesa di San Bavello è quasi coeva della Abbazia di San Godenzo. Se ne hanno notizie risalenti all'anno 1073 e la leggenda la vuole edificata dalla Contessa Matilde. Durante il restauro nel 1898, nel togliere l'intonaco, rifiorirono frammenti di affreschi. L’ultimo restauro risale al 1920 ad opera dell’arch. Cerpi, reso necessario per i danneggiamenti subiti in occasione del terremoto del 1919. Nell’occasione la chiesa strutturata in tre navate fu riportata alla forma originaria con unica navata mantenendo lo stesso dimensionamento. La Pieve è visitabile previo contatto telefonico (Don Bruno 333 4071968)

San Martino a Castagno D'Andrea
L’antica chiesa si trovava sotto il luogo detto “San Martino”; nel 1840 fu trasferita nel posto attuale e quindi distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, per essere ricostruita fedelmente nel 1947. Nel 1957, in occasione del cinquecentenario dalla morte dell'artista Andrea del Castagno, il pittore Pietro Annigoni donò alla chiesa i celebri affreschi del Crocifisso, della Madonna e di San Giovanni, realizzati tra il 1957 e il 1968 per l’altar maggiore. per l'occasione il paese di Castagno venne denominato “Castagno d’Andrea”. La chiesa si presenta a navata unica, con due altari laterali, arredi del Seicento e una tela raffigurante un “Ecce Homo”. La chiesa è aperta e visitabile tutti i giorni.

San Niccolò a Casale
In un documento del 1028 viene ricordata la località di “Casale” ma non la chiesa che, comunque, deve essere stata costruita pochi anni dopo sui ruderi di un castelletto del conte Guido da Battifolle. La chiesa si presenta con semplice facciata a capanna e un’unica navata absidata. Nelle sue pietre di arenaria a filaretto rende esplicita ed evidente la caratteristica romanica. Nell’interno sono conservati alcuni oggetti sacri di un certo prestigio artistico.
La Pieve è visitabile previo contatto telefonico (Don Bruno 333 4071968)

 

 

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