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San Giovanni Gualberto era figlio di una ricca famiglia di feudatari del Chianti, la leggenda narra che la conversione avvenne il venerdì santo del 1028 mentre si trovava nella Chiesa di San Miniato a Firenze di fronte all'assassino del fratello. Nel momento in cui stava per ucciderlo un bagliore lo accecò e abbracciò il nemico, in cui vide il Crocifisso nel momento della Passione.
Tale episodio lo spinse a diventare monaco benedettino presso la stessa Chiesa di San Miniato, ma presto si scontrò con l'Abate e denunciò la corruzione del Vescovo di Firenze.
Costretto a lasciare Firenze si stabilì nelle foreste di Vallombrosa. Qui accade un altro miracolo molto noto, in una fredda notte d’inverno un faggio spoglio si ricoprì di foglie per proteggerlo, così il Santo fondò un piccolo villaggio di capanne abitato da monaci. Dopo poco tempo vi sorse l’Abbazia di Vallombrosa. Divenne il padre dell’ordine dei vallombrosiani e la sua scelta di sobrietà fu fin da subito in contrasto con la Chiesa dell’epoca, in cui regnavano la simonia, vale a dire la vendita di cariche e grazie e la ricchezza.

Gli anni riformatori

San Giovanni Gualberto fece poi costruire le Badie di Moscheta, San Paolo a Razzuolo, su terreni donati dal cardinale Ottaviano e San Salvi a Firenze, mentre i già esistenti monasteri di Santa Reparata di Marradi e Badia a Passignano entrarono a far parte dell’ordine.
La lotta del Santo contro la diffusione della simonia nella Chiesa proseguiva senza sosta, ad esempio nel 1058, trovatosi a Moscheta si rifiutò di incontrare il Papa Stefano IX di passaggio tra Bologna e Firenze. Molto noto è anche lo scontro con il Vescovo simoniaco di Firenze che portò alla strage di San Salvi del 1066, in cui molti monaci furono trucidati dai seguaci del vescovo. Il priore Pietro della Badia a Passignano, superò poi la prova del fuoco di fronte a duemila persone nella Piana di San Salvatore a Settimo e il Papa Alessandro II fu costretto a deporre il vescovo.
Il successo dei vallombrosiani crebbe ancora e i principi dell’ordine si diffusero in molti altri monasteri.
Il 12 luglio 1073 dopo aver affidato la guida del suo ordine a Rodolfo Galigai San Giovanni Gualberto, ricordato come uno dei grandi riformatori della Chiesa, morì a Passignano dove si era ritirato da alcuni anni. Nel 1951 San Giovanni Gualberto fu proclamato patrono dei forestali d'Italia, dato il suo legame con il bosco e la natura.

 

I miracoli di San Giovanni Gualberto

Alcune storie narrano dell’esistenza di un orso presso la Badia di Moscheta che faceva strage del bestiame, reso docile dalle preghiere di San Giovanni Gualberto e ucciso da un monaco. Altri miracoli e leggende sono attribuiti al Santo, tra cui quello del sacco di grano che non si svuota per un’intera giornata per dar da mangiare agli affamati. Altri raccontano che alla vista di una moltitudine di poveri a Moscheta il Santo osservò le vacche che stavano a monte, si mise in preghiera e nei giorni successivi gli affamati riuscirono a sfamarsi grazie alle vacche rotolate a valle morte. Inoltre il Santo aveva il potere di far cessare le tempeste che provocavano la distruzione dei raccolti.

 

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