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PRODUZIONE DI FORMAGGI A SENNI_LEOPOLDO _CECCHI_GASTRONOMIA_01
MUGELLO_Marco_Lorini_01
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marta mostra 2012 -01
Paolo_Marracchi_gastronomia01Br
PATATE
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Il budino di marroniIl budino di marroniA Marradi, Palazzuolo e Firenzuola le ricette e gli usi di cucina si sono tramandati oralmente: la  tradizione culinaria di questa parte della Toscana affacciata sulla Romagna è fatta di ingredienti poveri ma lavorati con grandissima abilità. 
I dolci erano tra le pietanze di più difficile preparazione; essi venivano preparati soprattutto durante le festività principali: il Santo Natale, il Capodanno, la Befana, la Santa Pasqua e le feste patronali.
La zona ricca di castagne e marroni utilizzava questi ingredienti per numerosi dolci: dalle bruciate zuccherate e cosparse di grappa –utilizzate per accogliere l’entrata in casa del fidanzato della figlia - al famoso castagnaccio – portata povera, ogni volta arricchita con prodotti  trovati in dispensa: frutta secca, rosmarino e buccia di agrumi-, alla non facile torta di marroni – dolce tipico di Marradi diverso in ogni casa - che univa a un gustoso impasto di marroni una leggera sfoglia.
I dolci più semplici e di facile realizzazione allietavano le  Veglie invernali o carnevalesche: la famiglia con i parenti e i vicini era solita riunirsi nella grande cucina con il camino, abbinando a  giochi, indovinelli e aneddoti il suono della fisarmonica o di un organino. Si gustavano in allegria le ballotte, marroni cotti in acqua con l’alloro consumati sia caldi che freddi, il croccante -dolce gustoso che si otteneva da un po’ di zucchero, acqua e gherigli di noci e nocciole- e frittelle di farina di castagne.
I dolci in molti casi subivano l’influenza della vicina Emilia Romagna ma anche della lontana città di Firenze.
Durante il periodo dell’Epifania le massaie preparavano friabili biscotti allo strutto e brigidini per riempire le calze della Befana. Sempre in questo periodo venivano preparati i croccanti e gli zuccherini, dolcetti adatti per i denti dei bambini –aggiunti al latte- che si conservavano a lungo per l’assenza di lievito.
In occasione della ricorrenza dei morti, il 2 novembre, venivano confezionati biscotti rotondi e secchi di colore bianco o rosso con l’aggiunta di alchermes: erano le fusaie delle monache domenicane, utilizzate anche durante la Quaresima, per l’assenza di grassi. Molto diffuso era il latte alla portoghese, adatto come fine pasto o per le donne partorienti.
Per la gioia dei bambini le donne del paese preparavano gli spumini, un semplice dolce preparato con lo zucchero in aggiunta di chiare d’uovo.

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