leprino
museo chini
Paolo_Marracchi_cultura01A
PIEVE DI S.AGATA_LEOPOLDO_CECCHI_CULTURA_04
Borgo San Lorenzo 0005
villa pecori
CHIESA DI LUCO M.LLO_LEOPOLDO_CECCHI_CULTURA_01
DSC_2488
vetrata cappellina salaiole
Stefano_Aramini_cultura01
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Borgo San Lorenzo 0005
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PIEVE DI S.AGATA_LEOPOLDO_CECCHI_CULTURA_04
villa pecori

Rufina

Fiaschi nudiFiaschi nudiIl Museo ha sede a Rufina: quando il nome del luogo si confonde con quello del vino. Nella Val di Sieve infatti, si conoscono fin dal Medioevo grandi vigne e famose cantine, ma per ritrovare precisi riscontri di qualità bisogna, come del resto anche altrove, attendere almeno il XVIII secolo. E' alla seconda metà del secolo successivo che risale la piena affermazione dell'identità e dei pregi del vino della valle soprattutto grazie all'intervento, nel solco collettivo della tradizione, di forti volontà individuali operanti tanto nella ricerca e nella sperimentazione quanto nella produzione di larga scala e nella conseguente commercializzazione di largo respiro.

Da Vittorio Albizi ai cugini Ruffino: tra passione e imprenditoria, come del resto avveniva nel Chianti con Bettino Ricasoli e a Montalcino con Clemente Biondi Santi. Conseguente il dovere per il Museo di documentare il passato, soprattutto con gli strumenti, ma integrandolo con l'attività in corso, anche attraverso le immagini e i rimandi all'esterno: alle cantine aperte e alla Strada dei Vini Chianti Rufina e Pomino. Il percorso di visita inizia prima di arrivare al Museo: dal cancello sulla statale Tosco-Romagnola, che inquadra un viale di cipressi affiancato da vigneti e concluso dal prospetto della villa di Poggio Reale. Si arriva quindi all'allestimento museale, ambientato nelle cantine della villa, attraversando una premessa scenografica alquanto significativa: la contiguità classicamente toscana tra cultura e coltura, città e contado, fastosa residenza padronale e concreti investimenti produttivi come anche testimonia da secoli la produzione vitivinicola. 

Tipologie diver...
Caratello
Fiaschi nudi
Fiasco di proba...

Coerentemente il Museo svolge il tema della vite e del vino in Val di Sieve all'incrocio tra il documento e l'evocazione: la dimensione più puntualmente tecnico-descrittiva è demandata allo spazio degli approfondimenti informatici e, soprattutto, alla ricca Biblioteca specializzata. Così come luogo deputato per l'assaggio del vino sarà l'annessa Enoteca e il suo rapporto con il cibo è previsto in una già programmata possibilità di ristorazione qualificata. Esemplare infine, in questo quadro, la scelta di aver affidato a un produttore locale la cura di 3 vigneti espressamente impiantati quali laboratori di sperimentazione e ricerca sul recupero di antichi cultivar. Il percorso si apre con una vigna immaginata e documentata: al centro una struttura circolare ruota costantemente richiamando (con immagini d'arte e strumenti di lavoro) il fluire del tempo attorno alla vite: nel ripetersi delle stagioni e nel variare delle tecniche. Sui lati corrono due filari di vite ingranditi da oggetti pertinenti di varia epoca e integrati da 'foglie' e 'grappoli' contenenti testi e immagini. Il visitatore può quindi 'vendemmiare' informazioni variegate. Dai bandi granducali alle parole in dialetto della memoria dei mezzadri, dalle fonti d'archivio ai manuali dei Georgofili. Lo spazio si conclude richiamando l'attenzione sull'operato innovativo, nel secolo scorso, di Vittorio Albizi, e con proiezioni di diapositive e film (dagli anni 20 agli anni 50) centrati sul carattere anche ludico della vendemmia. Si entra poi nelle cantine: su di un lato attrezzi e documenti di quella a dimensioni padronali e industriali; sull'altro i segni di quella legata al consumo della famiglia mezzadrile. Al centro un tino restaurato, su cui sono state praticate alcune aperture per sentirne l'odore, ascoltare suoni, vedere colori e parole alludendo all'affascinante metamorfosi connessa con la fermentazione alcolica. In un video sono ricostruite le fasi essenziali delle attuali lavorazioni di cantina.

Spetta a una grande parete composta interamente da fiaschi e bottiglie introdurre all'ambiente successivo, dove sono protagonisti i contenitori del vino. La ricostruzione quindi dell'ambiente di lavoro di un bottaio: con attrezzi e prodotti in costruzione. E il ciclo del fiasco: dalla grande dimensione della fabbrica Del Vino al lavoro a domicilio delle donne che lo rivestivano. Il consumo e il commercio sono rappresentati in forma fortemente simbolica. Sui lati della stanza stanno grandi 'etichette' che contengono informazioni essenziali, dagli etruschi ad oggi, sul consumo e sul commercio del vino. Il centro dello spazio è occupato da una 'scatola' che ingigantisce le proporzioni di quelle contenenti bottiglie bordolesi: vi si può entrare trovando un mini-labirinto dove suoni e proiezioni di immagini e colori evocano le sensazioni, anche inebrianti, prodotte dal vino. Dietro la 'scatola' ci si può sedere tanto a un tavolo di osteria che a quello di un ufficio di cantina padronale per sfogliare antologie di schegge e curiosità relative ai due ambienti. Il percorso si conclude con uno spazio di approfondimento individuale: con materiali cartacei, informatici e video.

 

 
 
 
 

MUSEO DELLA VITE E DEL VINO
VILLA POGGIO REALE
Viale Duca della Vittoria, 7- Rufina
Informazioni e prenotazioni:
tel. tel. +39 055 8395078 - 055 8396533
345 2216361 - winelabrufina@gmail.com

Orario

Per l'orario di apertura del Museo clicca qui

 

 



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